PROVINCE
Associazioni e servizi
patronato banner
facebook

bvenecomune

bvenecomune

bvenecomune
Home | Le Acli del Lazio | Acli regionali del Lazio | Storia  
  • Storia



    Le Acli, Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani, sono nate nell'agosto del 1944 a Roma, in occasione di un convegno nel Convento di S. Maria sopra Minerva.

    Erano gli anni della liberazione dalla dittatura fascista e dalla tragedia della seconda guerra mondiale, il loro fondatore, Achille Grandi, fu tra i primi firmatari del Patto di Roma il 9 giugno 1994 che riuniva tutti i sindacati dei lavoratori, di matrice cristiana, socialista e comunista.

    Dopo le elezioni del 18 aprile 1948, caratterizzate dalla vittoria della Democrazia Cristiana sul Partito Comunista, l'unità sindacale andò in frantumi e per sembrò concludersi l'esperienza aclista, tuttavia si prefigurò una nuova e più ambiziosa missione sociale, tesa soprattutto all'educazione e alla formazione di lavoratori.

    Gli anni '50 furono gli anni di crescita e di manifestazioni che hanno segnato la vita del nostro Paese; memorabile fu quando il Presidente Dino Pennazzato in Piazza del Popolo a Roma pronunciò lo storico discorso sulle tre fedeltà delle Acli: ai lavoratori, alla democrazia e alla chiesa. Nello stesso periodo in piazza San Pietro, il pontefice Pio IX, su proposta delle Acli stesse, istituì il primo maggio cristiano, dichiarando San Giuseppe come Patrono dei Lavoratori.

    Negli anni '60 le Acli sono state guidate da Livio Labor, il cui merito principale è stato quello di aver dato importanza alla formazione della classe dirigente e del movimento aclista, inoltre condusse le Acli al passo con i tempi, contrassegnati dal Concilio Vaticano II, valorizzando il bisogno di autonomia che cresceva all'interno dell'organizzazione.

    Gli anni '70 rappresentarono per le Acli un momento di discontinuità contrassegnato dall'abbandono della Democrazia cristiana e dalla decisione della "scelta di campo socialista".

    Con la presidenza di Domenico Rosati, succeduto a Carboni, le Acli hanno individuato "la centralità della società civile" come elemento di "rigenerazione della politica".

    Negli anni successivi, con la presidenza di Giovanni Bianchi, la fine del primato della politica come primato della forma-partito e l'emergere di nuove soggettività e di nuove forme di rappresentanza hanno condotto alla sperimentazione di percorsi di impegno civile originali, anche nelle Acli.

    Una tappa fondamentale nella storia delle Acli è rappresentata poi al XVIII° Congresso nazionale nel dicembre del 1991 che si è concluso con l'udienza con il Santo Padre Giovanni Paolo II .

    Ad accompagnare le Acli nel cammino verso la nuova nascita, fu il presidente Franco Passuello, successore di Bianchi, che si è completato con la celebrazione del primo cinquantenario dalla fondazione nel 1995, conclusosi con un altro significativo incontro con il Santo Padre.

    A Giovanni Bianchi è succeduto Luigi Bobba, che con la sua Presidenza, si è venuta affermando nel movimento una cultura post-ideologica, maturata nelle esperienze associative "dal basso", che hanno contraddistinto gli ultimi decenni della storia politica, sociale ed ecclesiale del nostro Paese.

    Il filo rosso che percorre tutti gli anni della presidenza Bobba è il tema del futuro. La spinta verso il futuro diventa concretamente, per le Acli, un'occasione per reinventare le forme della loro presenza nella società che cambia. Anche le tre storiche fedeltà: alla Chiesa, al movimento dei lavoratori e alla democrazia, sembrano aver fatto il loro tempo e non aver più forza propulsiva senza una quarta in grado di rigenerarle tutte: la fedeltà al futuro.

    Nel 2006 Luigi Bobba si presenta candidato al Senato per le Politiche. Lascia pertanto la Presidenza delle Acli nazionali. Gli subentra Andrea Olivero che conduce le Acli verso il ventitreesimo Congresso, in uno scenario politico e sociale quanto mai difficile e imprevedibile.

    Nel maggio 2008, poche settimane dopo le elezioni politiche, Andrea Olivero è rieletto, pressoché all’unanimità, presidente. Il congresso, nato all’insegna della migrazione dal Novecento per entrare con la testa e con il cuore nel XXI secolo e per allargare i confini della azione sociale aclista, lo vedrà proporre, quali grandi sfide del XXI secolo e linee di azione per il quadriennio futuro, il riconoscimento della presenza associativa nei territori, intesi come luoghi nei quali le persone sono presenti con tutte le contraddizioni e tutta la vitalità, presenza che dovrà assumere la matrice del radicamento nel territorio, del parlare con il fare concrete azioni sociali e della cura nelle relazioni e nello stile con cui si vive e si opera nella società.

     

     

In Primo Piano | Eventi | Progetti | Bandi